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Giovedì 24 Agosto 2017

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Commemorazione di Cesare Pintus in Municipio

Il presidente del Consiglio Comunale, Guido Portoghese, ha partecipato all'iniziativa

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Si è svolta nel pomeriggio nella Sala Consiliare del Palazzo Civico di Cagliari, la cerimonia di commemorazione di Cesare Pintus, primo sindaco di Cagliari dopo il fascismo.

In ricordo del primo cittadino rimasto in carica dall'ottobre 1944 al marzo 1946, è stato organizzato dal Centro di Iniziativa Democratica (CID) un incontro-dibattito in apertura del quale, il presidente del Consiglio Comunale Guido Portoghese ha fatto gli onori di casa. Nel corso del pomeriggio, introdotti dal presidente di del CID Pietro Maurandi, ci sono stati gli interventi di Aldo Borghesi, presidente dell'ISTASAC di Nuoro e Marcello Tuveri dell'Associazione “Cesare Pintus”.

Questo il testo integrale del discorso del presidente Portoghese:


Oggi regaliamo a noi e alla nostra città il tempo per ricordare un grand’uomo, un grande combattente della resistenza, ma, soprattutto un orgoglio della nostra città, che ebbe l’onore di essere guidata da lui, proprio in uno dei periodi in cui più aveva bisogno di una guida per uscire dalle macerie, letterali e figurate, che la seconda guerra mondiale aveva lasciato.
Oggi commemoriamo Cesare Pintus.

Nato a Cagliari nel 1901, aderisce giovanissimo al partito repubblicano e dopo la guerra del ’15-18 si avvicina agli esponenti del partito Sardo d’Azione. Amico di Emilio Lussu fino alla morte, mantenne la corrispondenza con lui anche dopo l’assegnazione di Lussu al confino di Lipari.

Non si può non accennare almeno fugacemente, viste le esigenze di brevità dettate dalla circostanza, alle vicende riguardanti la resistenza, che fanno di Cesare Pintus e dei numerosi suoi compagni degli eroi, e ci ricordano che di eroi in carne d’ossa tanti ne sono esistiti e ancora ne esistono, spesso silenziosi e altrettanto spesso dimenticati.

Ma, devo ammettere, che ancor più mi emoziona il Cesare Pintus sindaco delle macerie, forse per la carica istituzionale che in questo periodo della mia vita ricopro, ma soprattutto pensando alla nostra amata Cagliari straziata dai bombardamenti, di cui ancora oggi, dopo tanti anni, sono visibili i dolorosi segni.

Designato sindaco dalla concentrazione antifascista di Cagliari – sardisti, repubblicani, comunisti, socialisti, democristiani, liberali – fu nominato dal prefetto Mocci ed entrò nelle funzioni il 21 ottobre 1944. (Siamo dunque sette mesi prima del fatidico 25 aprile 1945, il giorno della liberazione delle grandi città del nord, da Milano a Torino. Pintus successe a Dessì Deliperi, anche lui sindaco nominato, in carica da aprile ad ottobre 1944).

Nella sua giunta dodici furono gli assessori rappresentativi delle varie forze politiche partecipanti: Crespellani, Fois, Manca, Leo – democristiani – Macciotta, Carcangiu, Dessanay, Borghero – socialisti e comunisti associati –, ed i sardo-azionisti Farci, Picciau, Nonnoi e Antonino Lussu.

Il Municipio ne ha goduto la leadership amministrativa per diciotto mesi, fra l’ottobre 1944 e il marzo 1946, un arco di tempo nel quale si susseguirono nella capitale ben quattro governi di CLN: primo e secondo Bonomi, Parri, primo De Gasperi. E con quei governi egli trattò con veemenza, in ripetute missioni romane, cercando di strappare ogni provvidenza di cui la città “disagiatissima” (come la qualificò) aveva bisogno e diritto.

Lo si ricorda, poche settimane dopo l’insediamento, onorare il 2 novembre, al monumentale di Bonaria, oltre ai duemila concittadini caduti nel gran macello della guerra, i grandi di Cagliari, quasi a voler ricostruire, dopo la dittatura e le devastazioni belliche, la trama della storia civica: Ottone Bacaredda, Francesco Cocco-Ortu, il canonico Giovanni Spano, Giovanni Marghinotti, Mario De Candia, Pietro Martini, ecc.
Valorizzerei l’episodio che non fu soltanto d’ordine celebrativo e retorico. Fu come certificare che, superato quel triste ventennio, Cagliari tornava ad essere, forte delle sue migliori e secolari energie morali e culturali, la città guida della Sardegna.

Appartiene a questa sensibilità il cambio toponomastico che servì a collegare la città risorta, anche se debole per le ferite subite, all’Italia che andava emancipandosi dalla schiavitù nazi-fascista: esemplare l’intitolazione della piazza Carlo Sanna (l’eroico generale della Brigata Sassari, che però accettò la presidenza del famigerato Tribunale Speciale, per il quale passò, come imputato, anche Pintus) ad Antonio Gramsci. La piazza Italo Balbo divenne piazza Giacomo Matteotti.

Concludendo il suo rapporto alla concentrazione ed alla prefettura, Pintus riconobbe di non aver battuto la grancassa pubblicitaria: “l’assillo del turbinoso quotidiano lavoro non ci ha lasciato il tempo per dedicarci a pubbliche manifestazioni verbali, ed abbiamo preferito lavorare in silenzio. Ma ogni volta che critiche serie, appunti fondati ci sono stati mossi sulla stampa abbiamo cercato di chiarire e di precisare. Voi giudicherete se abbiamo assolto al nostro compito, se abbiamo fatto intieramente il nostro dovere”.

Mi commuovono in maniera particolare le parole che L’Unione Sarda dedicò a lui, nel momento della sua uscita di scena: «Cesare Pintus non ha lesinato per il benessere della Città nulla che egli potesse fare: è giusto che da queste colonne vada a lui un saluto che significhi plauso e gratitudine».

Quel dedicare “il meglio delle sue forze e tutto il suo tempo”, credo renda Cesare Pintus due volte eroe. Questa sua dedizione verso la Città e l’interesse pubblico  è forse l’insegnamento più grande che ci viene da lui.
Rightbar
  • 13 marzo 2017